Riflessioni - Londra, prima notte
Un venerdì caldo quello. Continuavo a suonare la ticchettante sinfonia del mio lavoro sulla tastiera del mio laptop. Il telefonino blinkava telefonate in arrivo, l'altro era silente e immobile sulla sua frequenza di ricezione.
Il lungo corridoio era nel fermento del venerdì pomeriggio prima del grande weekend.
Nel portafoglio tenevo il numero di volo del mio low-cost ticket. Guardo l'ora. Mi rimetto la giacca, una sistemata alla camicia ed esco sbattendo i tacchi sul pavimento, dritto sulla schiena ancheggiando come fanno i marinai con la sacca a tracolla.
Chiave nel quadro della macchina e una scheggia nera attraversa la città di Roma, verso il mio venerdì. A casa, il tempo di preparare la borsa per la partenza.
Il cielo era dell'azzurro sfumato delle estati afose, ed io ero sulle ultime curve prima di arrivare a casa. Ciao Emma, io vado a Londra.
E' così che uscendo vado all'aereoporto, volo delle 20.15.
Prendo posto in fondo all'aereoplano, lato finestrino. E l'aereo decolla per il nord.
Il cielo sopra l'Europa è limpido e chiaro, non c'è nulla fino alla manica, non nubi, non venti, neppure turbolenze. Ogni tanto incrociavamo le scie degli altri aereoplani che disegnavano linee di piccole nuvole come segni bianchi su un foglio blu. E' facile perdersi nei pensieri guardando fuori dal finestrino. Così, mentre la bella signora accanto a me cullava la bimba e ne portava un'altra nella pancia le nubi cominciano il loro appuntamento all'orizzonte sfumando il cielo del rosso tramonto.
A mezzanotte, tra bagagli, pullman e telefonate sono alla stazione di Finchley Road, aspettando Carlo. Ho fame ed un vento fresco mi costringe ad abbottonare la giacca. Ancora una decina di minuti, forse un quarto d'ora.
Ciao Carlo, come stai?
2 Commenti:
That sounds great, but I've seen very different opinions of bissell vacuum
Di
Anonimo, Alle
26 ottobre 2005 alle ore 00:11
A volte invece si "suona" cosí, con personaggi più irreali della fantasia. Gente che si materializza tra le 11 e le 3 del mattino, che di giorno chissà dov'è, cosa fà, come vive.
Questo è il palco dell'Acud, quando di notte pensiamo che il mondo dorma...
O così sembra !
Di
InOpera, Alle
1 aprile 2006 alle ore 19:00
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